Lui & Lei
Una storia come tante (parte III)
maturopercoppia
04.12.2025 |
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"Lei sentiva il suo cazzo che si gonfiava dentro di lei, il calore che si accumulava nelle sue palle..."
Lui, il suo padrone, non sembrò sorpreso dalla loro presenza di quel trio.Anzi, un sorrisetto compiaciuto gli incurvò le labbra mentre posava la frusta sul tavolo vicino. “Vi piace lo spettacolo?” chiese, passandole una mano tra i capelli, afferrandoli con forza e tirandole indietro la testa in modo che potesse guardare bene i nuovi arrivati. Lei gemette, il collo teso, gli occhi semiaperti che incontravano quelli della receptionist, che si stava toccando senza vergogna, le dita che scivolavano tra le labbra bagnate del suo sesso.
“Sì”, mormorò l’uomo della coppia "siete bellissimi..."
L’orgasmo che l’aveva squassata era ancora un’eco nel suo corpo, un brivido che le percorreva la schiena. Ansimava. Non aveva mai sentito nulla di così intenso: il dolore che si fonde col piacere fino a diventare una cosa sola, un fuoco che brucia le vene. Provò a girarsi verso il suo uomo per capire cosa volesse fare.
Lo vide completamente trasformato: era un animale in calore, aveva bisogno di accoppiarsi e scaricarsi. Completamente nudo, il cazzo dritto: i tre spettatori dovevano aspettare, potevano solo continuare a toccarsi.
Lui disse con cortesia, ma perentorio: “Ora tocca a me”.
Capirono che non era ancora il loro turno, ma con uno sguardo decisero che valeva la pena aspettare. La lei della coppia afferrò il cazzo del suo uomo e cominciò a menarlo, lo sguardo trasognato e ipnotizzato da tanta oscenità.
Lui si avvicinò da dietro. "Sei stupenda, amore mio", mormorò, la voce carica di desiderio.
Su una mensola della stanza vi era una bottiglia di olio lubrificante: la receptionist capì e volle porgliela, bramava di essere parte di quel gioco perverso; la tradiva il suo corpo, la sua vulva lucida, la sua bocca semiaperta.
Le dita si chiusero attorno alla bottiglia di olio, e con un movimento fluido ne versò una generosa quantità sul palmo. Poi, senza preavviso, iniziò a spalmare il liquido viscoso sul culo di Lei, massaggiandolo con movimenti circolari che facevano stringere i suoi muscoli interni.
Lei inarcò la schiena, le dita dei piedi che si arricciavano dentro le scarpe con i tacchi alti.
Il tocco era freddo all’inizio, ma presto il calore del suo corpo trasformò l’olio in una pozzanghera bollente tra le sue natiche. Lui non si fermò lì: le sue dita scivolarono più giù, prima sfiorando il suo buco del culo già sensibile, allargato e umido per l’eccitazione, poi violandolo senza esitazione.
"Ti piace, puttana?" chiese lui, la voce un ringhio basso. "Ti piace quando ti preparo per il mio cazzo?"
Lei annuì freneticamente. "Sì… sì, per favore" La sua voce era rotta, disperata. Non aveva mai supplicato così tanto in vita sua, ma in quel momento non le importava. Voleva solo essere riempita, posseduta, distrutta.
Lui non la fece aspettare. Con un movimento deciso, si posizionò dietro di lei, il suo cazzo duro che premeva contro l’entrata del suo culo. Non c’era bisogno di altre preparazioni, lei era già bagnata, il suo corpo che si apriva per lui come un fiore sotto la pioggia. Con un colpo secco dei fianchi, lui la penetrò, il suo cazzo si faceva strada dentro di lei con una forza che le mozzò il fiato.
Emise un unico grido “Cazzo!” le dita che si aggrappavano alle cinghie di pelle, i muscoli del suo culo che si contraevano attorno a lui.
Il dolore era lì, tagliente, ma si dissolveva quasi istantaneamente nel piacere, un’onda di fuoco che le percorreva la spina dorsale. Lui iniziò a pompare con forza, i suoi fianchi che sbattevano contro le sue natiche ad ogni spinta, il suono umido dei loro corpi che si scontravano che riempiva la stanza.
"Sei così stretta", ringhiò lui, le dita che le affondavano nei fianchi, lasciandole dei segni rossi sulla pelle. "Mi stai strozzando il cazzo, troia!"
Per lei le parole erano diventate un lusso, tutto ciò che poteva fare era gemere, ansimare, lasciarsi travolgere dalle sensazioni che le esplodevano dentro, sentiva la bava uscire dalla bocca ma non poteva fare nulla. Ogni spinta di lui la riempiva, il suo culo la bruciava in modo delizioso, il suo clitoride pulsava disperato per essere toccato.
Ma non osava chiedere. Non osava muoversi.
Era sua, completamente sua, e lui avrebbe deciso quando e come farla venire.
La receptionist non resistette e si avvicinò. Era una donna alta, molto bella, le gambe slanciate, un culo sodo, un seno stupendo con due capezzoli ritti; lo sguardo bramoso e perso nell’eccitazione e nel desiderio di partecipare le sue dita si intrecciarono tra i capelli di lei, tirandole indietro la testa con forza.
"Guarda quanto ti piace", sussurrò, la sua bocca vicinissima alle labbra di lei.
"Guarda quanto sei una brava puttana per lui."
Lei aprì gli occhi, annebbiati dal piacere, e vide il proprio riflesso nello specchio di fronte a loro. Il suo viso era arrossato, gli occhi vitrei, le labbra aperte in un gemito silenzioso. Il suo corpo tremava ad ogni spinta, i seni che oscillavano liberamente. Vedeva anche la receptionist che si masturbava guardandola: era nuda, rapita, ipnotizzata, uno spettacolo osceno.
Eppure non aveva mai visto nulla di più bello.
Lui aumentò il ritmo, le sue spinte che diventavano più profonde, più violente. Lei sentiva il suo cazzo che si gonfiava dentro di lei, il calore che si accumulava nelle sue palle. «Sto per venire», ringhiò, la voce tesa. "Sto per riempirti il culo di sperma."
"Sì!"
Lei gridò, le unghie che graffiavano il bracciolo della struttura. "Vieni dentro di me, per favore, vieni dentro di me!"
Non dovette chiedere oltre. Con un ultimo affondo, lui si scaricò dentro di lei, il suo sperma caldo le riempì il culo in ondate dense, appiccicose. Lei sentiva ogni singola goccia, ogni scossa del suo cazzo mentre lui si svuotava dentro di lei, marcandola, reclamandola.
L’orgasmo la colpì come un treno, le gambe cedettero di colpo, il corpo venne scosso da spasmi violenti mentre un’onda di piacere la sommergeva.
Per un lungo momento, l’unico suono nella stanza fu il loro respiro affannoso, i loro corpi che tremavano all’unisono.
Poi, sentirono distintamente un gemito prolungato e soffocato: la receptionist in piedi era venuta masturbandosi; si piegava in avanti vivendo da sola il suo orgasmo, fuori dal mondo.
Nessuno osò rompere questo incantesimo, era meravigliosamente eccitante.
Lentamente, lui si ritirò. Il suo cazzo che scivolava fuori dal suo culo con un suono umido, lasciandola vuota eppure incredibilmente sazia. Lei crollò in avanti, le cinghie che la tenevano sospesa era l’unica cosa che le impediva di cadere a terra.
Le slacciò i polsi e le gambe con movimenti lenti, massaggiandole le articolazioni indolenzite. "Sei stata perfetta", mormorò, le labbra che sfioravano la sua spalla.
Lei scosse la testa, un sorriso malizioso che le curvava le labbra.
“La Spa”, ansimò guardando gli altri tre “Voglio continuare nella Spa”.
Li guardò con gli occhi di chi aveva ripreso il controllo.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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